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Il primo appello, di cui si ha traccia, che sollecitava la nomina di “cronometristi ufficiali” fu lanciato dalle colonne de La Stampa Sportiva il 3 gennaio 1904 con un articolo a tutta pagina orientato soprattutto alle misurazioni nelle gare di automobilismo. Il 3 novembre 1921 nasce il SICU, Sindacato italiano cronometristi ufficiali, con sede a Milano, e milanesi erano quattro dei sette fondatori (Gilbert Marley, Carlo Legnazzi, Leonardo Acquati, Achille Macoratti), i padri del cronometraggio inteso in senso moderno.
Con il passare degli anni, il numero degli iscritti, quello dei servizi espletati, la capillarità dell’organizzazione in ogni angolo della penisola autorizzavano, ormai, al gran salto: fu così che il CONI nel dicembre 1936 deliberò la nuova denominazione di “Federazione Italiana Cronometristi”. Contestualmente riprese la pubblicazione del bollettino. Un bel risultato per il presidente Romagna che negli anni dal 1935 al 1937 concorse all’assegnazione del “Trofeo CONI” riservato alle federazioni non olimpiche.
Ma ciò che più stava a cuore al presidente Romagna era la nuova frontiera dell’attività federale: il cronometraggio elettrico, nonostante le polemiche sollevate da una parte della stampa a causa di alcuni inconvenienti. Nel 1938 il cronometraggio con le cellule fotoelettriche in pochi mesi divenne una realtà di cui presto non si poté fare a meno.
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